17.mag.2009 at 17 | admin
Rinnovabili e nucleare
Nei prossimi dieci anni la crescita in Italia delle fonti energetiche rinnovabili  dovrà mantenere il ritmo attuale anche solo per avvicinarsi ai traguardi previsti dall’Unione Europea. Ma questo trand  dovrà anche scontare una adesione convinta all’inevitabile, e sottinteso  sforzo economico necessario. Si tratta di accettare l’equilibrio tra costi e benefici da calcolarsi nella scelta delle rinnovabili. Il costo finale del chilowattora prodotto (sia pure differenziato tra eolico, fotovoltaico e altre tecnologie energetiche) sarà comunque notevole con investimenti  calcolabili in qualche decina di miliardi di Euro. Questo scenario è stato tracciato da Andrea Bollino, presidente del GSE (Gestore  servizi Elettrici, la società che dal 2005 si concentra sulla promozione e incentivazione di elettricità da fonti rinnovabili) durante una sezione del Corso di Formazione per collaboratori e consulenti dei Parlamentari (organizzato dalla Rivista Iter Legis e dalla società Risl )  che ha avuto inizio il 12 aprile scorso e che si concluderà  il 28 maggio. Nel suo intervento il professor Bollino ha anche ricordato che per il sistema elettrico italiano sarà comunque necessario accompagnare la crescita delle fonti rinnovabili ad una diversificazione più incisiva all’interno di quelle tradizionali (olio, gas metano e carbone) con il ricorso al nucleare. Anche in questo caso sarà necessario un severo  e convinto programma finanziario che superi la tendenza italiana a grandi progetti costruiti soltanto attorno ad annunci dai risultati scarsi. Per Bollino il nucleare, all’interno del sistema termoelettrico dovrà rappresentare nel prossimo futuro il 25% delle produzione di chilowattora. Il che significa, anche solo alla luce dell’attuale potenza elettrica delle centrali tradizionali, una crescita di oltre 17.000  megawatt  da atomo. Vale a dire nuove centrali nucleari che oscillano tra le 9 e le 10 unità . Si tratta di un impegno finanziario enorme che si accompagna a una serie di decisioni (siti, depositi scorie, legislazione) che dovrebbero prevedere progetti ben definiti e non soltanto lanci di ipotesi come sta accadendo ormai da un anno.