7.ott.2009 at 7 | admin
Nucleare: ci risiamo
Non basta rilanciare a parole il nucleare civile italiano. Occorrerebbe aver prima affrontato i problemi di fondo. Uno di questi, e forse il più importante per dare il via ai nuovi impianti, è il costo dell’intero progetto (quattro centrali che dovrebbero entrare in funzione progressivamente a partire dal 2012).  Questa volta a mettere il dito nella piaga sono i partner più accreditati dell’italiana Enel, i francesi di Edf.  Senza mezze parole i soci francesi hanno sottolineato che per rendere realizzabili i progetti, compresi i loro, stanno studiando la possibilità di fissare, per i futuro mercato elettrico-nucleare,  un sistema fisso di tariffe, vale a dire di impronta amministrativa pubblica, in modo da far rientrare in un ampio arco di tempo il peso del finanziamento iniziale. Il nuovo sistema tariffario, avulso dalla tanto decantata liberalizzazione del chilowattora elettrico, dovrebbe prender il via con la loro la centrale elettronucleare di Flamanville  a cui si rifaranno le 4  futuribili centrali italiane. I francesi hanno calcolato che ogni impianto assorbirà , come  già sta assorbendo quello in avanzata fase di costruzione in Normandia, non  meno di 4,5 miliardi di euro. Un impegno iniziale il cui ritorno non potrà essere immediato e quindi, essendo diluito nel tempo, dovrà assicurare un rientro dei capitali privati e pubblici utilizzati in un ampio arco di tempo. Un periodo  che  gli uomini di Edf ritengono paragonabile a quello in uso per i contratti ventennali  applicati nelle importazioni di metano, legate, oltre che alla fornitura del gas, anche all’ammortamento della struttura di trasporto, i costosi metanodotti, finanziati  da chi importa. Ecco allora spiegata la strana notizia apparsa in sordina ai primi di giugno (si  veda il  mio articolo:” Nucleare:e un tassa nascosta”) che riportava una proposta analoga bloccata da ministro Tremonti e avanzata dal suo collega Scajola, quella appunto di splittare all’interno della bollette elettriche italiane, una volta riavviato il nucleare, i costi sostenuti. Una vecchia manovra che è già in atto da tempo da quando, cioè, si era cancellato il nucleare italiano e si era infilato nelle bollette dei consumatori (industriali e privati) gli extra costi affrontati dall’Enel per la chiusura, imposta per legge, degli impianti elettrici alimentati dall’atomo. Questa volta non si tratterebbe di appesantire la bolletta di extra costi, ma di caricarla subito sulle spalle dei consumatori, altrimenti l’intero piano  per il “nuovo nucleare” non farà neppure il primo passo. Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. In questo caso a lasciarci lo zampino non sarà il Governo, ma tutti noi, con buona pace del “fare” tanto decantato da Palazzo Chigi