Ponte di Messina e nucleare

Ai tempi politici per il rilancio del nucleare si è aggiunto, nelle ultime settimane, un altro ostacolo: il sogno faraonico di Silvio Berlusconi per il ponte sullo stretto di Messina. Prima della scelta dei siti per le nuove ventrali alimentale dall’uranio, previste subito dopo le consultazioni regionali della prossima primavera, dovrebbe partire il ponte, regalo di Natale ai siciliani come un grande panettone ricco di lavoro e investimenti per far dimenticare l’alluvione che ha sommerso i paesi del circondario Messinese. Per capire l’assurdità di quanto si sta annunciando occorre ripensare ad alcuni dati. Il peso in investimenti per il ponte di Messina era stato stimato nel 2004 attorno ai quattro miliardi di euro. La cifra era stata ritoccata nel 2007 e portata a sei miliardi di euro. Ora non si è avuto la sfacciataggine di fare nuovi conteggi per non dover ammettere che il costo finale sarà decisamente ancora più alto.. Sono invece diventasti semi-pubblici quelli messi in campo  dalla francese Edf come previsione per le quattro centrali nucleari da costruire in Italia in accordo con l’Enel. E sono cifre da capogiro. I 4 impianti previsti (pochi e in pratica inefficienti per rendere l’Italia indipendente sul fronte dell’energia elettrica) costeranno circa 18 miliardi di euro. Diventeranno ancora di più  se il governo non riuscirà a superare, in tempi brevi, lo scoglio della scelta dei siti dove collocarle. Un percorso che si è gia scontrato con il muro di un “no” deciso da aprte di ben 15 regioni con in testa Sardegna e Molise. Si preannuncia l’ennesima donchisciottesca lotta con i mulini a vento.

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