Sogni ad occhi aperti

Esattamente un mese fa la tedesca Siemens. l’italiana Angelantoni Industrie e l’Enea hann0 deciso di unire le rispettive capacità tecnologiche per affrontare con decisione lo sviluppo del solare termodinamico. Oggetto dell’intesa è l’avvio, entro la fine di quest’anno, di uno stabilimento per la produzione di tubi solari, i cosiddetti  “tubi ricevitori” che, con speciali tecnologie messe a punto dall’Enea, riusciranno a scaldare e a mantenere caldo al loro interno  un fluido di scambio costituito da sali fusi che permetteranno una temperatura di uscita del vapore generato dal campo solare molto alta rispetto a quella degli impianti tradizionali messi in campo fino ad oggi (550°C contro i 380°C ). In più i tubi ricevitori manterranno il calore anche nei momenti di carenza del sole o nelle ore notturne. Si tratta di un passo in avanti del progetto Archimede, annunciato nell’aprile del 2007, per una centrale solare termodinamica da costruire a Priolo Gargallo, nella piana di Siracusa.  Secondo Siemens ( che entrerà nella Archimede Solar Energy Spa con una partecipazione del 28%) entro il 2015 il mercato di questo tipo di impianti farà segnare una crescita a due cifre anno su anno, per un valore complessivo di oltre 10 miliardi di euro. Stranamente il lancio dell’operazione non è stato accompagnato dalla solita  pioggia di commenti entusiasti. Trattandosi di  gente del mestiere  forse non hanno voluto enfatizzare oltre il dovuto quanto in realtà si riesce ad ottenere, almeno fino ad oggi, in questo particolare settore tecnologico delle rinnovabili. Il progetto Archimede prevedeva, infatti, una centrale  con una potenza installata di 5 megawatt elettrici.  Per  sgombrare il campo da  facili illusioni, occorre dire che una centrale elettrica da 5 megawatt  è poca cosa e può essere ritenuta, comunque, sperimentale. La stazza di un  impianto di generazione, per avere un reale peso energetico a livello industriale, viaggia attorno ai 1000 megawatt di potenza installata. E qui casca l’asino. Proprio l’Enea  in suo studio sulle rinnovabili ha sottolineato come per avere una centrale solare  da 1000 megawatt, sia pure con la migliore tecnologia esistente, occorrono, prima ancora “tubi ricevitori” ad alta tecnologia, una distesa di specchi parabolici che catturino l’energia del sole. Ma in questo caso  le superfici da ricoprire sono enormi. Sempre Enea ha calcolato (ma nessuno vi ha prestato attenzione>) che occorrerebbe una distesa di specchi pari a 100 chilometri quadrati, vale a dire uno  spazio a disposizione gigantesco, difficilmente reperibile in Italia e, soprattutto, impensabile in Sicilia. Non per nulla la Siemens è entrata nella fase industriale dei componenti, ma si è ben guardata dal suonare la fanfara per una imminente gigantesca centrale.

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