11.mag.2009 at 11 | admin
Il nuovo nucleare non passa senza stoccaggio rifiuti
All’interno del “Rapporto Italia 2009″ l’Eurispes  è ritornata sulle ipotesi di nuove centrali nucleari da costruirsi in Italia.  I risultati sono abbastanza disarmanti per i ministri del  governo guidato da Silvio Berlusconi e dai quali dipende il rilancio del nucleare. L’anno scorso, nel momento di massima impennata del prezzo del petrolio era stata giocata la carta nucleare come scelta fondamentale per sottrarsi, almeno per la produzione di energia elettrica, dallo strapotere degli idrocarburi. Già allora, secondo una indagine di Mopambiente ( progetto che fa capo a  alla  RISL, società di Relazioni Istituzionali e Studi Legislativi) la propensione degli italiani al nucleare, sia pure di terza generazione, non era altissima anche se sfiorava il  46,8 per cento. A un anno di distanza il sondaggio Eurispes segnala una calo notevole tra i favorevoli alle centrali nucleari scesi al 38,7 per cento. Ma in realtà  questa quota andrebbe ridimensionata visto che ben l’8,2 dei favorevoli vincola il proprio “sì” a una condizione: basta che le centrali vengano costruite lontano della loro zona di residenza. Un dato che sottintende una maturazione sulla conoscenza degli effetti dell’atomo: al calo dei timori di eventi catastrofici, simili a quello di Cernobyil, si è sostituita la preoccupazione legata allo smaltimento dei rifiuti nucleari. In pratica l’atteggiamento più diffuso è stato: siamo convinti che il nucleare sia ancora una buona soluzione per la produzione di energia, ma prima risolviamo il problema di un sito nazionale sicuro per lo stoccaggio dei rifiuti. E qui casca l’asino. Dal 1980 ad oggi non si è fatto nessun passo avanti, nonostante gli sforzi messi in campo in particolare dall’Enea, per uscire dall’impasse. L’ultimo tentativo risale al 13 novembre del  2003 quando il presidente del Consiglio di allora, Silvio Berlusconi, fece approvare dal Consiglio dei Ministri un decreto che indicava in Scanzano Jonico, in Basilicata, il sito nazionale nel quale accumulare le scorie delle centrali dismesse. Figurarsi oggi che in quel sito, già rifiutato e cancellato a furor di popolo, sarebbero destinati  i rifiuti delle nuove centrali berlusconiane. Questa volta il Presidente del Consiglio ha già messo le mani avanti ipotizzando che le nuove centrali italiane non sarebbero state installate sul territorio nazionale, ma sarebbero state acquistate, o costruite ex-novo, all’estero nei Paesi europei o in quelli del Nord Africa. Non può sfuggire a nessuno che si tratta soltanto di improvvisazioni prive di un serio contenuto visto che la costruzione dei nuovi impianti nucleari di proprietà italiana dovrebbero partire entro l’anno in corso.