Il Libro

Ci sono voluti quasi trent’anni per raggiungere una comune consapevolezza sia tra politici che cittadini: l’Italia energetica è ormai sotto ricatto. E lo è su tutto il fronte degli approvvigionamenti energetici.

Un aumento improvviso e duraturo del prezzo del petrolio fa intravedere, a ripetizione, il conto salato che ogni italiano deve pagare in più per mantenere la sua mobilità

Un braccio di ferro tra Mosca e Kiev, evento ormai ripetitivo da tre anni a questa parte, rischia di ridurre le importazioni di gas metano dalle steppe russe all’Europa occidentale, con conseguenze particolarmente allarmanti per l’Italia, metano dipendente non solo per scaldare le abitazione o cucinare il cibo ma, soprattutto, per far funzionare le centrali elettriche nazionali.

Ma non basta. Verrà il momento, e non è neppure troppo lontano, che un susseguirsi di inverni freddi nel Nord Europa, in particolare in Francia, metterà in ginocchio l’intera rete elettrica italiana. Basterà che Parigi decida di fronteggiare la cattiva stagione anche con chilowattora in eccedenza delle sue centrali nucleari, che ora vengono esportati verso l’Italia, per bloccare le attività industriali di mezza Penisola, o lasciarla al buio per intere notti.

Una avvisaglia di questo rischio la si è avuta tra il Natale del 2008 e le prime settimane del 2009, quando la decisione di Parigi di spegnere le luminarie sulla torre Eifel per richiamare l’attenzione dei francesi e convincerli a ridurre i consumi di elettricità, ha fatto tremare i polsi ai responsabili energetici italiani. Una stretta delle esportazioni francesi sarebbe stata un disastro per un Paese, il nostro, che importa 20 miliardi di chilowattora l’anno (oltre il 18% dei consumi nazionali) proprio dai cugini d’oltralpe.